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Ecco come il web ha condiviso il ricordo del 23 maggio 1992
Written by I-Generation on 24 maggio 2009 – 15:49 -“23 maggio 1992, ore 17.58: tu dov’eri?” è la domanda che abbiamo posto venerdì scorso su internet, sia sul blog che su Facebook, creando un evento ad hoc. Le risposte non soltanto sono state tante (32 sul social network e 31 su questo sito), ma anche significative, toccanti e decisamente partecipative.
Hanno risposto alla nostra iniziativa utenti di varie città italiane, blogger di fama nazionale, giornalisti e attori; molti hanno condiviso il link dell’evento sulle loro bacheche di Facebook, concepito come segno di condivisione del ricordo, pur decidendo di non pubblicare alcun commento. Di questo siamo più che contenti, soprattutto perché l’associazione I-Generation è nata appena tredici giorni fa, palesando così subito uno degli obiettivi fondamentali, ovvero l’esortazione alla partecipazione attiva sul web.
Premesso ciò, eccovi una selezione dei racconti più suggestivi:
Carmelo Sardo (giornalista del Tg5) – Quel giorno ero a pranzo a Caltanissetta a casa di Attilio Bolzoni, amico e collega di Repubblica. Nel tardo pomeriggio decidemmo di uscire per una passeggiata. Il tempo di scendere una rampa di scale e la moglie lo chiamò perché c’era “il giornale” al telefono. Risalimmo, Attilio rispose al telefono, erano le 18,10, lo vidi quasi immobile con la cornetta in mano: “c’è stato un attentato a Palermo, hanno fatto saltare qualcuno in aria, non si sa quanti morti ci siano”. Si versò un po’ di grappa, la mandò giù d’un fiato, sussurrò un nome “Falcone, potrebbe essere Falcone “. Si sedette alla scrivania, tirò fuori il block notes, si attaccò al telefono. Io accesi il televisore, presi carta e penna e cominciai a prendere appunti sulle prime concitate notizie che le prime improvvisate dirette fornivano. Non uscimmo più. Lavorammo fino a notte. Sconvolti, turbati. L’indomani Attilio pubblicò in prima su “Repubblica” un pezzo memorabile, che non avrebbe mai voluto scrivere.
Aldo Occhipinti: Io avevo 12 anni, quel pomeriggio del maggio 1992. Ero in casa mia, all’Addaura. Ricordo che appresi la notizia dalla Tv, lo sgomento che prese la mia famiglia fu notevole. Certo io a quella giovane età non avevo la coscienza adeguata a percepire l’entità dei fatti, ma ricordo che mi turbarono molto. Poi ricordo la reazione della città, lo stato di emergenza dilagante… l’indignazione della gente. Da allora la mafia è cambiata… è più subdola, nascosta, silente… ma c’è. Secondo me la mafia non è solo l’organizzazione criminale, è anche una componente caratteriale tipica della gente di Palermo. L’omertà, l’arroganza, la voglia di ottenere molto con poco, il menefreghismo ed il disprezzo dell’altro… E penso che questa componente caratteriale del popolo siciliano sia una cosa peggiore dell’organizzazione criminale in se. Comunque molte cose stanno cambiando, credo che le nuove generazioni abbiano mitigato – in parte – questo aspetto dell’essere siciliani.
Giorgia Cavera: Un bel sabato pomeriggio di primavera. Io e alcune compagne andammo a casa di una nostra amica, Luciana. La sera avevamo la festa di 18 anni di Giulio, un suo amico. Non sentii notizie alla tv, ma mia mamma mi chiamò al telefono per darmi la notizia a casa di Luciana. Avevo 16anni, la cosa mi scosse, ma poi andai alla festa. Solo alla fine della serata, quando vennero a prenderci mi resi conto di quello che era effettivamente successo. Tutto bloccato, una sensazione di smarrimento, angoscia, sconfitta. Ma la cosa più toccante fu il giorno del funerale. La mia prof d’Italiano (romana) forse si rese conto che noi dovevamo essere presenti ed essere testimoni di ciò che stava accadendo nella nostra città. E così andammo, mano nella mano, ci ripeteva…”teniamoci d’occhio, non ci perdiamo, mi raccomando attenzione!” Poveretta! Sarà stata in apprensione per quell’insolita mattinata. Eppure trovarci in piazza S.Domenico quel giorno fu una delle lezioni migliori che potessimo ricevere!
Ernesto Maria Ponte (attore di AgroDolce): “Vivevo a Roma 23enne…avendolo vissuto lontano dalla mia città ne ho avuta una sensazione quintuplicata…che considerando già la sua gravità, immaginate cosa è potuto essere moltiplicarla per 5… Ho sempre amato le mie origini e la mia terra, e vivendo fuori passavo il tempo a elogiarla a qualificarla, quasi come se avevo sempre qualcosa da farmi perdonare…quel giorno MI SONO VERGOGNATO!!… Ricordo di avere pianto forse come non mai, la solidarietà degli amici equivaleva a quella delle condoglianze per la morte di un familiare… Forse perché il dolore gli somigliava… Ricordo che telefonai a casa preoccupato, come se quell’esplosione avesse fatto saltare in aria tutta la città. Non ho avuto più la voglia di elogiare e di qualificare la mia terra… in metro e sentivo commenti pazzeschi, ma non riuscivo a reagire. L’unica cosa che ho avuto il coraggio e la forza di dire ad un signore che usò parole forti contro di noi: -”…guardi che FALCONE ERA PALERMITANO…”-.
Gaspare Trupiano: “Ero a casa, avevo 9 anni, e vedo passare in TV una scritta in sovraimpressione. Parlava di un giudice morto di nome Falcone. Mi hanno colpito 2 cose: la maestosità del nome che mi restò impresso nonostante non sapessi chi fosse e sopratutto il fatto che fosse un Giudice. Infatti pensavo che i giudici fossero al di sopra di ogni rischio, come figure mitiche guardia della legge. Invece quel giorno ho scoperto che erano uomini che difendevano con la loro vita, non solo con il lavoro, tutti Noi. Quel giorno qualcosa in me cambiò, mi sento figlio di quegli eventi e figlio di un ideale più forte che mai. Un anno dopo la mia scuola media fu intitolata a Giovanni Falcone, non so quanti temi scrissi su di lui, su Borsellino e sulla Mafia, ma so di sicuro che ho iniziato a Credere. A credere che Noi siamo l’unità di misura della legalità e della giustizia. Si può essere uomini giusti ogni giorno dimostrando con la propria esistenza”.
Silvia Fazi: “Io ero piccola, 10 anni, ma il ricordo è nitido: ero in macchina con mio padre, ricordo persino la strada. la radio ci ha annunciato di quel terribile attentato e poi i miei ricordi si offuscano… oggi, a distanza di 17 anni mi piace pensare che quell’annuncio per radio sia stata la mia prima tappa del divenire adulta, dell’interessarmi della realtà”.
Francesca Gargano: “Non ricordo dov’ero. Non avevo ancora 10 anni. Ricordo le foto dei quotidiani appesi ad una parete dell’aula. Silenzio, rabbia, lacrime, domande. Perché?”
Angelo Agliata: “Proprio in quella data di pomeriggio mi trovavo al policlinico di Palermo al reparto di chirurgia a 50 metri del reparto di medicina legale dove hanno portato i corpi di Falcone e sua moglie, e forse altri corpi vittime della strage, non so se riuscite a immaginare i volti dei poliziotti in quella circostanza, da non dimenticare… Non so se è una coincidenza ma dopo qualche mese, il 19 luglio 1992, intorno alle 17, morì Paolo Borsellino in un’altra strage, e proprio allora nacque mia figlia”.
Roberto Scaglione: “Alla Fiera del Mediterraneo con la telecamera sulla spalla, era il pomeriggio dell’inaugurazione, ad un certo punto le personalità già sul posto cominciarono a scappare via e abbiamo intuito che qualcosa non andava. Seguendoli in moto siamo arrivati fino ad Isola delle Femmine, poi a piedi… il resto è storia”.
Gabriele Mancino: “…e chi se lo dimentica…sabato pomeriggio…in via Sciuti a far compere con mio papa’..entriamo in un negozio di scarpe e sentiamo la notizia alla radio….ricordo che l’aria improvvisamente divento’ pesante…calo’ il silenzio per tutta la citta’…..sembrava che era veramente tutto finito…avevamo perso…
Giuseppe Lonatro: “Io ero lì… Non sentivo più le lacrime calde scendere giù, ma il sangue scivolare… E ho guardato la mia pelle sbiancare come la mia anima ed ho provato il senso della morte e la tentazione di fuggire da quella coltre di pietre e carne di quelle grida sulla strada condannata ad essere per sempre ricordata”.
Giuseppe: “Ero davanti alla TV distratto ed annoiato. Passarono la notizia in edizione straordinaria. Sentì solo le lacrime solcarmi le guance”.
Zoppi: “Ad un tratto tremarono le finestre… la televisione che annunciava il fatto… ad oggi le mie finestre non tremano più… ma tutto è più sofisticato, tutto è più contorto, tutto è Anestetizzato”.
Claudio: “Anche io ero lì, con tanti altri colleghi, non ci credeva nessuna che si sarebbe arrivato a tutto quello, quella notte di volante fui impegnato sia all’obitorio dell’ospedale civile di Palermo che sul luogo della strage, a distanza di anni non riesco a dimenticare quelle scene, ho provato in quei momenti il senso della sconfitta”.
Walter Giannò: “Caro Giovanni, 17 anni fa, alle 17.58, io avevo 11 anni. Ero un bimbo che frequentava le elementari all’Aristide Gabelli. Era una giornata come le altre ed ero sdraiato sul letto di mia nonna, mentre lei stava guardando Ok, il Prezzo è Giusto, trasmesso allora su Canale 5. Ad un tratto l’ascoltai leggere ad alta voce qualcosa… C’è stato un attentato a Palermo, con te coinvolto… Notai che era sbalordita, sorpresa e intimorita. Ed io, mosso dalla curiosità, lessi più volte quella scritta che scorreva in fondo allo schermo, mentre il gioco, condotto da Iva Zanicchi, andava avanti. Poco dopo ci furono i telegiornali e la notizia della strage di Capaci e la tua morte. Quando vidi la tua fotografia, mi ricordai di quel giorno in cui c’incrociammo: io ero seduto dietro, a bordo dell’auto di mio padre; tu pure, in un’altra in cui c’era una sirena sopra. Il semaforo era rosso. Avevi la tempia poggiata sul vetro e guardavi senza guardare; avevi il pensiero altrove. Non sapevo chi tu fossi ma ti fissai, perché mi suscitasti tristezza. Ti accorgesti di me, mi guardasti e poi si accese la luce verde e la tua auto accelerò”.
Federica Masciari: “Vivevo a roma, stavamo preparando lo spettacolo teatrale di fine anno. Il regista che ci aiutava ci ha riuniti e ci ha raccontato l’attentatuni. Io avevo diciotto anni e provenivo da un tranquillo paesino della liguria,improvvisamente ho provato un senso profondo di vertigine e dolore. Solitudine, rabbia e sconfitta. Fino ad allora avevo guardato alla mafia come una storia non mia, a Roma diciassette anni fa ho assunto un impegno, vedendo sfilare i miei coetanei con dignità ho capito qual’è la strada da seguire ogni giorno.Poi,dopo la morte di Borsellino ho deciso che avrei fatto di tutto per non avere altri eroi da ricordare”.
Francesco: “È importante ricordare dove eravamo ma è altrettanto importante concentrarsi su dove andremo, quello che è successo deve essere considerato uno stimolo importante per continuare quello che Falcone ha iniziato, cambiare le nostre mentalità e i nostri comportamenti”.
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Tags: blog, facebook, falcone, mafia
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